Non si può apprezzare la soluzione finché non si apprezza il problema

Oggi ti voglio raccontare una storia. Se ti scandalizzi per il linguaggio, ti consiglio fin da subito di passare ad altro: ci sono tante cose interessanti nel mondo. Userò la parola “merda“, non “feci“, neanche “cacca” ma proprio “merda” insieme alle sue varianti “cagata“: sono molto più evocative.

Forse non tutti sanno che nel 2016, 3 anni fa, un miliardo di persone viveva senza bagni e di conseguenza cagava all’aperto.
È un bel problema che ci riporta dritti nel 1800.
Immagini cosa potrebbe voler dire se tutto il tuo quartiere, paese, città, facesse la cacca in giardino? Certo, avreste i fiori più belli del mondo, ma le conseguenze sanitarie sarebbero devastanti, come dire “Colera is the new raffreddore”.
Lo so, stai già pensando: “Cosa ci vorrà mai. Hanno inventato i bagni, anche quelli chimici, basta portarti dove la gente fa la cacca all’aperto, facile no?”.

Eh… vediamo se è così facile.
Catapultati in Banghladesh nel 1999. Qui WaterAid finanziò la costruzione di bagni pubblici in alcuni villaggi.
Costruiti i bagni, risolto il problema, no?
Invece un tale, il dott. Kar (un esperto di WaterAid) inviato in Bangladesh per valutare il successo dell’iniziativa, si accorse che sì, in molti usavano quegli strani aggeggi, ma anche che quando si trovava a camminare per i campi calpestava escrementi a ogni piè sospinto. (chissà come sarà diventato fortunato). 🙂

Detto in altre parole: l’uso dei bagni non era diventato un’abitudine benché le latrine fossero a disposizione di tutti.
La soluzione c’era, eppure non funzionava e non funzionava perché risolveva un problema che gli abitanti del villaggio non avevano chiesto di risolvere (e forse non sapevano neanche di avere).
Non era un problema di “mancanza di attrezzature” ma un problema comportamentale.

Finché le persone non vogliono cambiare… Non cambiano. La disponibilità delle latrine era del tutto irrilevante.

Fatto sta che il problema era da risolvere. E cosa si è inventato il nostro dott.Kar?
Una roba abbastanza disgustosa. Te la racconto. Fà un po’ schifo, ma ti prego di visualizzarla mentalmente mentre leggi. Ti aiuterà a capire appieno la potenza della strategia.

Immagina che questo sia il dott. Kar 🙂

Un facilitare di WaterAid comincia a girare per il villaggio, si presenta, dice che sta studiando l’igienizzazione dei villaggi e chiede se può dare un’occhiata in giro.
Man mano che gira una piccola folla si accalca (è pur sempre uno straniero, l’elemento di novità). Dopo un po’ che camminano e osserva, domanda “Dove cagano le persone?”, “di chi è questa merda?”, “oggi qualcuno ha cagato qui?”, “perché questa merda è gialla, e perché questa è marrone?”, continua con le domande imbarazzanti mentre la folla di accompagnatori si toppa il naso per la puzza.
Lo sappiamo tutti che la merda attira le mosche. Vuoi che il facilitatore si facesse scappare l’occasione di chiedere “qui ci sono sempre le mosche”? poi vede i polli che beccano la cacca “voi mangiate questi polli”?
Noti la neutralità delle domande? Chiede, forse vomita dentro, ma si limita a chiedere, non dà mai la soluzione né esprime opinioni.
Alla fine la folla si ferma in un grosso spiazzo. Il facilitatore chiede di tracciare una mappa sintetica del villaggio che comprenda sia gli edifici più significativi sia le singole case. Poi prende un sacco di gesso giallo e chiede di spargerlo nei posti in cui cagano. Una specie di heatmap delle cagate: “dove cagate di più spargete più gesso”. Incalza “dove cagate quando siete in una situazione di emergenza?”. Il giallo copre anche le zone limitrofe alle case, non passa molto tempo e l’intera mappa è coperta di giallo.
Disgusto livello PRO. A questo punto il facilitatore chiede un bicchiere d’acqua, chiede a una donna se si sentirebbe di berla lei stessa e lei annuisce. Lo chiede anche ad altri. Sempre la stessa risposta. Poi si strappa un capello, lo intinge in un mucchietto di merda li vicino e lo immerge nell’acqua. A questo punto, più nessuno vuole bere da quel bicchiere.
Ovvio no? Ma il facilitatore assume un’espressione perplessa e comincia un nuovo dialogo con la folla che lo accompagna

F. “quante zampe ha una mosca?”
Folla: “sei”
F.”giusto, e sono tutte seghettate, pensate che le mosche tirino su più o meno merda del mio capello?”
Folla: “di più”
F. “vedete mai delle mosche nei vostri piatti?”
Folla: “Sì”
F. “e buttate via il cibo”?
Folla “NO”.
F. ” e allora cosa mangiate”?
È il momento dell’illuminazione. Si rendono conto – adesso, dopo tutto il teatrino – di mangiare l’uno la merda dell’altro, da anni.

Ora, immagina di essere un bangladese che ha partecipato a questo evento. Sei emotivamente provato, vero? Effettivamente anche per i bangladesi “veri” il disgusto e la vergogna sono state le leve principali che hanno spinto al cambiamento: il tasso di defecazione all’aperto è passato dal 34 all’1%.

Questa storia, riportata in “Momenti che contano” ti potrà sembrare un’estremizzazione, alla fine tu un water ce l’hai 🙂 ma hai mai pensato a chi e come comunichi il tuo prodotto?

1 pensiero su “Non si può apprezzare la soluzione finché non si apprezza il problema

  1. LicantropoDiNotte

    Bravo questo facilitatore: ha impiantato in una comunità il principio di riprova sociale sul quale fare leva….e tutto questo a loro insaputa!!! GENIO!!!! GENIO DEL XXI° SECOLO!!!!

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