Il remarketing funziona. Ma a volte no (pleonasticismo 2.0)

i-milanesi-ammazzano-il-sabatoMettiamola così … il Remarketing è un pò come i dischi degli Afterhours: ce ne sono alcuni indimenticabili (tutti tranne “i milanesi ammazzano il sabato”) e alcuni che anche se non fossero mai usciti (i milanesi ammazzano il sabato), le generazioni future non ci avrebbero certo odiato. 

Il Remarketing (ricerca, display, dinamico) è un pò la stessa cosa: tendenzialmente funziona, per dire un numero a caso potrei azzardare un 90% delle volte, ma ci sono dei casi, (quelli in cui i milanesi ammazzano il sabato) in cui proprio non va. E perché non va? 

Immaginiamo un’ipotetica lista di remarketing costituita da utenti entrati nel sito ma che non hanno finalizzato l’acquisto, a o ancora da chi ha messo un prodotto nel carrello ma poi non l’ha acquistato.

Teoricamente, per dirla con uno slang ggggiovane, questa lista dovrebbe spaccare: tassi di conversione simili a quelli Search, costi per conversione bassi, conversioni come se non ci fosse un domani, ma il nostro e-commerce continua a non vendere. Eppure tutti i Consulenti Google che ci hanno chiamato ci han assicurato che col Remarketing avremmo conquistato il mondo. 

Ma pensateci…. Perché il nostro ciccio sparagnino dovrebbe abbandonare il carrello? …Perché ci ha ripensato: col remarketing potremmo cercare di re-intercettarlo ogniqualvolta fa una ricerca, o mentre naviga, o ricordargli con un’email che aveva messo qualcosa nel carrello. E magari, per stimolare l’acquisto potremmo fargli una proposta a cui non si può proprio dire di no.

La maggior parte delle ricerche sull’abbandono del carrello  ci dice che  i “costi inaspettati” sono la ragione primaria dell’abbandono. 

Metto un prodotto nel carrello, mi aspetto che costi 10 (e me lo aspetto perché nella scheda prodotto c’era scritto 10) e quando arrivo ai dati di fatturazione scopro che 10 non comprendeva né l’IVA nè i costi di spedizione. I 10 diventano 20. Ci ripenso, torno su Google Shopping (o altro) e trovo qualcun’altro che non cerca d’intortarmi.

La morale è sempre quella fai merenda con Girella 1

Dì addio per sempre a questi utenti, non convertiranno mai…remarketing o non remarketing. Anche il remarketing con le sue potenti armi non ne potrà nulla di fronte a ciccio sparagnino che si sente preso in giro.

E’ meno faticoso andare in pensione (e percepirla) che non fare un acquisto

La navigazione è complicata (per dirla con un eufemismo), nelle form mi chiedi anche il gruppo sanguigno, sbaglio a compilare i campi ma vedo solo che c’è un errore, non so quale è l’errore e devo tornare a compilare tutti i campi della form.

La morale è sempre quella fai merenda con Girella 2

Rendi il tuo sito usabile… poi possiamo parlare di remarketing.

Le serve qualcosa? Grazie, intanto do un’occhiata

Avete presente quando entrate in un negozio e dopo mezzo nanosecondo una commessa vi assale con “posso aiutarla”? Online è lo stesso (ma non c’è la commessa). Potremmo anche avere l’intenzione di acquistare, ma per una volta vorremmo fare un acquisto ragionato, Confrontiamo prodotti e prezzi per poi comprare da quello che ci ispira di più (prezzi, garanzie…).

La morale è sempre quella fai merenda con Girella 3

Finalmente siamo arrivati agli utenti giusti da remarkettizzare  🙂

Conclusione

Il remarketing funziona se tutto quello che gli sta dietro funziona. Non è di sicuro la panacea contro tutti i mali. 

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