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Diesel e il Value Proposition Statement

Navigando su Facebook ieri sono rimasta colpita da un’inserzione di Diesel. Un po’ perché parla di selezione limitata look Spring ’20 e siamo al 25 giugno… magari per la Spring siamo un po’ in ritardo, e visto che la selezione è limitata ma tu la stai promuovendo, forse non hai avuto gran successo. Devo essere proprio io la deviante? Questo per la verità è il discorso che comincia a farsi il mio omino del cervello.

Ma poi un’altra cosa mi colpisce, anzi due:

  1. Le goccioline d’acqua sui jeans
  2. La tecnologia Protector Shield che da al mio guardaroba una vita più lunga, mantenendo i miei capi asciutti, freschi e puliti.

Il mio omino del cervello si è subito chiesto “perché dovrei avere i jeans bagnati nell’armadio?” Un po’ lo giustifico perché vedendo l’immagine di un unico paio di jeans ha immediatamente associato “guardaroba” alla sua definizione di “armadio” e non al suo significato esteso di “insieme degli abiti e degli altri oggetti d’abbigliamento che una persona possiede” (definizione del vocabolario Treccani).

Continuo ad essere perplessa, ma poi scopro da un articolo di Vogue del 19 maggio che questo Protector Shield è

Un trattamento applicato direttamente sul tessuto che grazie a una combinazione di un prodotto certificato antibatterico e antimicrobico e di una barriera contro i droplet trasforma i capi in una protezione indossabile contro germi e batteri. Ma non è finita qui. Grazie a questa innovazione, infatti, è possibile lavare i capi meno di frequente, consumando meno acqua ed energia e, di conseguenza, riducendo l’impatto ambientale della fase di utilizzo, uno degli step fondamentali nel ciclo di vita di un abito.

Dopo aver letto questa citazione dell’articolo, ti invito a rileggere l’inserzione usata su Facebook. Dicono cose simili, ma nel secondo caso, quello di Vogue, il mio omino del cervello Homer Simpson va avanti tranquillo, senza allertare il dott. Spock che è in me.

Dall’articolo di Vogue, ma non dall’inserzione, traspare in modo chiaro perché dovrei comprare gli articoli di questa capsule anziché comprare i Levi’s (o qualsiasi altra marca). L’inserzione invece mi aveva portato in tutt’altra strada.

Come risolvere la faccenda?
Nel Ross-pensiero è molto semplice: dalla condivisione con chiunque lavori sul progetto (marketing, comunicazione, vendite, etc. etc.) del Value Proposition Statement, declinato per ogni possibile target.

FOR((target customer))WHO HAS((need statement))((product/brand name))IS A((market category))THAT((key benefit statement/compelling reason to buy)). UNLIKE((primary competitor alternatives))THE PRODUCT ((unique differentiation statement)).

Nel caso degli ecologisti per esempio potrebbe diventare: Per chi ha a cuore i problemi legati all’inquinamento, la linea {{Nome della linea}} è una capsule con uno speciale trattamento che permette di ridurre il numero di lavaggi, al contrario dei jeans/abbigliamento tradizionale che richiedendo più lavaggi generano un maggior consumo di acqua e energia.

Forse, il value proposition statement avrebbe aiutato il “povero” copywriter che ha scritto l’inserzione a scrivere cose che non stimolano troppo l’omino del cervello.

Se vuoi approfondire l’argomento Value Proposition Statement, ti consiglio di leggere questo articolo. 

TI ricordo anche che la Value Proposition è un elemento centrale nel processo di conversione (ti ricordi lo scivolo delle conversioni?). Sei proprio sicuro/a di voler tenere il Value Proposition Statement nascosto sotto chiave?

Fine della rosservazione. Ecco la musica è finita e gli amici se ne vanno.