Lo strano caso dell’e-commerce in cui non puoi pagare

capra

La mia giornata ieri è cominciata con due e-mail: una con l’offerta del giorno di Amazon, l’altra di un e-commerce (di borse) che proponeva un’offerta “a tempo” del 30% di sconto.

Ok, tutti d’accordo che l’Offerta Lampo di Amazon non è una vera offerta ma circonvenzione di incapace. Considerata la mia frequenza d’acquisto di ebook e la quantità di libri che ho in coda (una sessantina) mi vien da pensare che l’incapace sia io. Jeff batte Ross 1 a 0 (ancora una volta).

Subito dopo guardo la mail dell’e-commerce, chiamiamolo “capra“. L’offerta a tempo del 30% vale per 72 ore. Waw! Volevo giusto andare in centro a comprare una borsa. Clicco su una delle borse in promo, entro nella scheda prodotto e dello sconto non c’è “visibilmente” neanche l’ombra. Vedo il prezzo, ma non è che so a memoria il listino prezzi delle borse Capra. Se non che vedo, scritto in Arial 1 dal tanto che la scritta era minuscola, un “sconto del 30%”, per metterlo in evidenza hanno pensato bene di sottolineare la scritta.

Avete presente il Priming? Ecco, la newsletter di Amazon ha fatto da priming per la percezione della newsletter di Capra.

La giornata prosegue a pane salame (il venerdì a Studio Cappello è la giornata della merenda), torno a casa e comincio a girovagare in cerca di regali per alcune care amiche.

Dopo aver navigato non meno di due ore su troppotogo.it (non sentivo il termine togo almeno dagli anni ’80) finisco su Amazon. Nel giro di pochi clic trovo tutto quello che fa al caso mio, e con la spedizione Prime probabilmente già martedì ciccio-corriere suonerà il citofono dell’ufficio. Poi mi ricordo dell’e-commerce di Capra.

Conoscevo già il brand perché avevo già fatto degli acquisti (in negozio). La commessa me ne aveva sempre parlato bene (per forza) e mi aveva descritto un’azienda piccola che s’è inventata questi modelli un po’ particolari, e che stava crescendo soprattutto “dando voce ai clienti” cercando sempre, nei limiti del possibile, di seguire i suggerimenti provenienti dai negozi che avevano il polso reale di quello che le clienti volevano.

Insomma, la commessa mi aveva convinto, e il prodotto anche.

Fatto sta che ieri faceva caldo, dovevo uscire e non riuscivo proprio a passare per il centro. Va beh, compro online.

Ecco, in questo preciso momento è cominciata l’odissea nello strazio.

Entro nel sito, cerco il modello che mi piace. Lo trovo. Ultimo Pezzo. Usti, è la mia giornata fortunata. Lo metto nel carrello. Procedo con l’acquisto.Devo registrarmi. Va beh, una rottura di ovaie, potevi mettere l’acquisto come ospite, ma pazienza. Inserisco i dati di fatturazione. Azz, però non voglio che mi spediscano a casa, non ci sono mai. Inserisco come spedizione l’indirizzo dell’ufficio. Benissimo, se non che automaticamente si aggiorna anche l’indirizzo di fatturazione. Sto mezz’ora a capire come si cambiano gli indirizzi e alla fine vedo che ci sono delle freccettine minuscole che permettono di scegliere quale degli indirizzi selezionati usare come spedizione e quale come fatturazione. Va beh, ma sono io che son rintronata… Arrivo al pagamento. Un messaggio mi avvisa che devo inserire i dati nel form sottostante. Peccato che il form non ci fosse. Demoralizzata, comincio a cercare quella borsa da altri venditori anziché comprarla nello store ufficiale. Zalando, Yoox, etc etc. Niente. Torno sull’ecommerce di Capra. Mi illumino: vedo una live chat. E’ venerdì pomeriggio. Qualcuno mi rispenderà. Clicco fiduciosa. Mi parte una chiamata Skype!! (a cui fra l’altro nessuno risponde). Sto per abbandonare l’idea di possedere l’oggetto del desiderio quando vedo “contatta l’assistenza”. Contattiamola… “buongiorno, sto effettuando un acquisto, vorrei pagare ma non c’è modo di farlo”, mentre tra me e me penso “svegliati capra che è l’ultimo pezzo rimasto”. L’assistenza mi risponde subito. Che sollecitudine fantastica. Una e-mail assolutamente anonima senza mezzo logo, un contatto, una firma. Nulla. L’omino non ci pensa minimamente a darmi una soluzione. Mi chiede “con che browser ha avuto problemi”? Con Chrome ciccio capra. E se non sei proprio scemo, lo sai benissimo con che browser ho avuto problemi. E no, non mi era venuto in mente che avrei potuto provare a cambiare browser. Iniziano una serie di e-mail, ma alla fine, con le ovaie fumanti riesco a portare a termine l’acquisto pensando “mai più”.

E’ finita? No. Mi arriva una chiamata da un numero che non conosco. Rispondo. Buongiorno sono Capra Manager dell’ecommerce Capra. Volevo chiederle che tipo di difficoltà ha avuto con il sito.

Gentilmente gli rispondo “sei sicuro che vuoi sentirmi? e poi se ti rispondo dovresti almeno regalarmi, come ricompensa, il portafoglio coordinato”.

Qui comincia una conversazione surreale in cui ciccio capra mi dice cose del tipo “ho controllato chi sei”. Mi spii? Ok che ho dato il consenso al trattamento dei dati, ma questa è una delle cose che rientrano nel “si fa ma non si dice” 😉 Comunque, proprio perché hai visto chi sono avresti dovuto capire che ti avrei maltrattato fino a farti pregare il tuo dio che cadesse un asteroide su tutte le centrali telefoniche del regno mettendo fine alla conversazione. Sono stata inaspettatamente gentile e cordiale.

Alla fine il pover uomo mi confessa che quell’e-commerce è stato un parto trigemellare. L’azienda non vuole investire. Si insomma, la solita storia del “voglio tutto a zero euro”,  tanto che il tipo si occupa di sito, promozione, seo, spedizioni, assistenza clienti, ma che comunque lui è bravo, ha già quadriplicato il fatturato.  (passato da 7.000€ a 30.000 al mese). Si certo, con un carrello che non ti fa pagare, riuscire ad avere un fatturato è già un’impresa, ma per il settore, e per quel brand, 30.000€ mi sembrano decisamente uno sputo nell’oceano.

Stamattina, a mente più o meno lucida, ho ripensato all’acquisto di ieri, arrivando alla conclusione “come sputtanarsi il brand in 5 minuti”. Quelle borse online non le comprerò più, e probabilmente neanche in negozio.

Non so perché ma mi è venuta in mente Vulvia ubriaca

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