Ecco perché il Bounce Rate è una metrica bugiarda

Il bounce rate: questo sconosciuto

La guida di Google è piuttosto chiara. Il bounce rate (frequenza di rimbalzo) è la percentuale di visite “di una sola pagina”. Entro. Non mi interessa. Esco.

Già dalla sub-headline “Informazioni sulla frequenza di rimbalzo e come migliorarla” (cioè “abbassarla”) mi viene il dubbio che il bounce rate “debba” essere basso. Se “deve” allora avere una percentuale di rimbalzo bassa è un KPI.

Sarà ma per me è ….

Beh insomma, detta così è un po’ blasfema, meglio specificare: il bounce rate non è buono o cattivo in sé ma lo è in relazione ad altre metriche / dimensioni e agli obiettivi del sito.

Yoy

(i dati fanno riferimento all’ultimo mese e mezzo nel 2015 versus stesso periodo nel 2014. Nel mezzo c’è stato il rifacimento del sito)

Siete d’accordo con me che abbassare la frequenza di rimbalzo non è ciò che interessa al cliente? Ma forse gli interessa di più quanto fatturato viene generato dal sito? Ecco. Allora aggiungiamo un po’ di colonne… quelle relative all’e-commerce e le statistiche delle visite senza rimbalzi. Porta pazienza ancora un attimo. Presto capirai il perché delle statistiche delle visite senza rimbalzo.

YoyOhibò, sul piatto mancano circa 62k rispetto all’anno scorso, eppure la frequenza di rimbalzo si è abbassata del 13%.

Se ho meno visite che rimbalzano vuol dire che ho utenti più interessati no? Mmm mi sa di no. Mi sa proprio che i nostri cari utenti proseguono sì la visita oltre la pagina di accesso, ma lo fanno perché vagano per il sito in cerca di qualcosa che non trovano… una specie di centro di gravità permanente che non gli faccia mia cambiare idea sulle cose e sulla gente (e neanche sul sito).

Ecco perché ho aggiunto la colonna visite senza rimbalzo (e relative statistiche).

Partiamo da un punto fermo. I visitatori di un sito si suddividono in tre categorie:

  • chi non convertirà mai
  • chi convertirà comunque
  • chi forse convertità forse no. Dobbiamo convincerli

Quelli che non convertiranno mai… non convertiranno mai come direbbe Paolo Bitta, quindi non me ne preoccupo neanche.

Ecco perché calcolo il conversion rate delle visite senza rimbalzo… perché sono quelle che o posso cercare di “convincere” o perché convertiranno comunque.

L’anno scorso 7,61 su 100 utenti (di quelli che non rimbalzavano) arrivavano a cacciare la carta di credito (convertivano), quest’anno solo 6,05. Ce ne siamo persi 1,56 per strada.

Perché ce ne siamo persi 1,56 per strada?

Certo, possiamo segmentare i canali, il tipo di utente, il dispositivo (etc. etc). Il problema è che Analytics non ci dice perché le cose succedono, ma solo che succedono.

Ok. Abbiamo scoperto che c’è un problema (anche se la frequenza di rimbalzo si è abbassata). E adesso che si fa?

E adesso servirebbero delle survey (per esempio) o l’osservazione di utenti che svolgono dei task sul sito. Potrebbero esserci utili un sacco di strumenti. Ma se cominciassimo anche a vedere eKomi (o Trustpilot, o Reevoo o altri mille mila tool) non solo come un numerino che fa riprova sociale ma anche per sapere cosa i clienti pensano di noi e di conseguenza apportare delle modifiche? Per uno che ti dice cosa non va ce ne sono mille che pensano la stessa cosa ma stanno zitti. 

In conclusione

Per uccidere un sito ci sono molti modi, ma questa è un’altra storia.lucarelli

 

3 pensieri su “Ecco perché il Bounce Rate è una metrica bugiarda

  1. Sergio

    Praticamente la frequenza di rimbalzo evidenzia principalmente quegli utenti, che non convertiranno mai. Quindi se diminuisce non significa che il nostro sito avrà più possibilità di convertire, ma solo che abbiamo meno visite da chi non avrebbe mai comprato, giusto? Se i dati ci dicono che abbiamo lasciato per strada dei soldini, questo non è necessariamente associato al bounce rate. Il problema sta altrove. Quindi utilità dei dati forniti dall’analisi del bounce rate è la comunicazione di due fattori a) il sito attira meno persone fuori targhet b) qualcosa non funziona a dovere nel convertire chi potrebbe essere interessato. Ho capito giusto o sono proprio fuori rotta?
    Grazie Rossella

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    1. rosserva Autore articolo

      Ciao Sergio

      i “rimbalzi” sono utenti che entrano nel sito in una pagina e da quella stessa pagina, senza compiere alcuna azione, escono. E’ per questo che non possono convertire (dovrebbero vedere almeno la pagina prodotto >> carrello >> checkout >> conferma ordine).
      NOTA: non possono convertire in quella specifica visita (magari convertono in visite successive).

      Il miglioramento del bounce rate però non necessariamente indicava un miglioramento della targettizzazione degli utenti. Per quanto ne sapevo (non erano state fatte survey, polls o qualsiasi altra forma di analisi qualitativa) gli utenti che non rimbalzavano potevano anche volere qualcosa che il sito non offriva, ma la pagina di atterraggio non era abbastanza chiara da “spiegare” cosa vendeva il sito 😉

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  2. Sergio

    Ti ringrazio, ho capito, è effettivamente una metrica bugiarda, se la analizzi da sola. Come sempre, gli aspetti da prendere in considerazione sono molteplici, Grazie.

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