Campagna AdWords sul (proprio) Brand: Si, No, Forse, Non So

Perché devo investire in una parola chiave se questa è già in prima posizione? E soprattutto, perché “sprecare” denari se la parola chiave in questione è il mio nome/brand?

Manuel Faè ne aveva scritto a proposito degli annunci brand per gli hotel ma il ragionamento è applicabile (secondo me) a qualsiasi realtà.

Perché investire nel proprio brand

  • Vuoi che lo faccia il tuo diretto competitor? Anche nel caso di “registrazione del marchio” e invio della documentazione a Google, i tuoi competitor possono biddare il tuo brand. Ok, non lo possono scrivere nel testo dell’annuncio, ma il risultato sarebbe: sopra i competitor con i risultati sponsorizzati (e magari con sitelink o altre estensioni che “occupano spazio” ) sotto il tuo risultato organico, non è nemmeno escluso che il tuo link sia sotto la piega.

enel

Enel ed Enelenergia, benché facenti parte dello stesso gruppo, sono due società diverse, eppure, cercando “enel” ecco cosa succede: Enel sta presidiando la pagina, ma prima di qualsiasi cosa cosa c’è quel “scegli Enelenergia e spendi di meno”. Quasi quasi ci ripenso e il contratto lo faccio con Enelenergia (o quanto meno mi viene il dubbio)

  • Le campagne brand, per loro natura hanno CTR molto alti (dal 30% in su) e costi per clic bassi, con volumi di ricerca consistenti, contribuiscono a migliorare la qualità globale dell’account.
  •  Posso usare una pagina di destinazione diversa da quella dei risultati organici e mettere in evidenza promozioni particolari, magari a tempo. Ho traslocato da poco, le cose necessarie le ho comprate, però mia mamma mi ha appena detto che la casa manca di personalità. Quasi quasi, faccio un giro all’ikea, però non so… ho già speso un bel po’ di euri. Vabbè dai, butto un occhio, poi vediamo.

ikea

Waw…fino al 4 Maggio ci sono 50 prodotti in offerta sottocosto. Affretto la mia decisione, magari qualche cosa “con personalità” lo recupero senza svenarmi!

  • Posso cercare di recuperare i clienti che mi vogliono dire “bye bye”. E’ il caso di Sky che oltre a pagare per un clic su una parola chiave brand, naturalmente posizionata, paga pure per un clic da parte di un cliente che se ne vuole andare. Sono dei matti o sono dei geni? (secondo me la seconda)

disdetta-sky

Il ciccio benzina che vuole disdire sky trova immediatamente la risposta al suo bisogno: capire come disdire sky. Se avessi Sky probabilmente cliccherei sull’annuncio sponsorizzato: lascio i miei dati e mi dicono cosa devo fare. Massimo risultato col minor sbattimento. Col risultato organico invece trovo (io) tutte le info necessarie. E se non capisco qualcosa? Nei contratti c’è sempre qualcosa che sfugge. Bene clicco sul risultato AdWords. La landing page è questa:

sky-lp

Voglio disdire? Basta compilare la form e un operatore mi ricontatta entro 12 ore. Però aspetta, mi cade l’occhio su “Un cliente sky ha sempre di più, scopri i vantaggi dedicati proprio a te”. E poi ho Sky Go Gratis (gratis: la parola magica) e buttando l’occhio sulla guida tv… beh ecco, in televisione queste cose non le vedrò mai. Quasi quasi ci ripenso. E quindi Sky non perde il cliente. Caso B. Sono proprio convinta. Basta, Sky mi ha rotto: compilo la form e facciamola finita.

Ecco: in questo momento Sky ha un’informazione preziosissima: sa che sono una cliente insoddisfatta e che vuole andare via. Quanto impiegherà mai adesso Sky a chiamarmi o mandarmi un’e-mail con un’offerta sensazionale a cui non posso proprio dire di no, pur di farmi rimanere?

Un “cliente mantenuto” per Sky varrà più dei 10 centesimi spesi per il clic? Credo proprio di si!

Quindi… sono indispensabili le campagne brand? Fino ad ora parrebbe proprio di si, ma si deve fare anche un altro ordine di considerazioni: a meno che la mia non sia una strategia precisa (come quella di Sky) non voglio pagare per un clic da parte di un cliente già acquisito. Lui me lo posso coccolare con metodi ben più economici 😉

E allora come faccio? Beh esiste il remarketing su rete di ricerca no? Solo che lo usiamo “al negativo”. Creiamo il segmento “visitatori convertiti”, gli diamo la durata massima (540 giorni) e lo mettiamo come “esclusione” nella nostra campagna brand. In questo modo possiamo essere ragionevolmente sicuri che la nostro brand sarà pubblicato a pagamento solo per utenti che non hanno ancora convertito.

 

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